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San Miniato al Tedesco

Vieri Mazzoni, San Minato al Tedesco. Una terra toscana dell'età dei comuni (secoli XIII-XIV), Pisa, Pacini, 2017, 278 pp., € 25,00, ISBN 978-88-6995-223-4

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n. 29
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In considerazione della loro lunghezza, le tre Appendici citate nel testo e nelle note del volume (I: Ufficiali forestieri in servizio a San Miniato; II: Ufficiali forestieri sanminiatesi; III: Ufficiali castellani) non sono state pubblicate, ma edite in formato digitale e qui disponibili.

Indice e/o abstract: 

SOMMARIO

Introduzione [pp. 5-15]

1. Il castello ed il dominio
    1.1. Fondazione, sviluppo, affermazione del castello [pp. 17-24]
    1.2. Formazione, composizione, ordinamento del dominio [pp. 25-52]
    1.3. Osservazioni conclusive [pp. 52-54]

2. Le strutture economiche
    2.1. Settore primario: agricoltura, silvicoltura, allevamento, produzioni alimentari [pp. 55-70]
    2.2. Settore secondario: manifatture di panni, lavorazione del ferro, industria laterizia e vetraria [pp. 70-76]
    2.3. Settore terziario: commercio, prestito, banca [pp. 77-89]
    2.4. Regolamentazione del lavoro: ordinamenti statutari, regimi salariali, contratti di apprendistato, strutture corporative, attività professionali [pp. 89-99]
    2.5. Fiscalità generale: libra salda, pedaggi, dazi, gabelle [pp. 99-110]
    2.6. Osservazioni conclusive [pp. 110-112]

3. Le relazioni esterne
    3.1. Premessa metodologica [pp. 113-114]
    3.2. Terre e castelli in Toscana [pp. 114-117]
    3.3. Città dentro e fuori la Toscana [pp. 117-123]
    3.4. Firenze [pp. 123-142]
    3.5. Lucca [pp. 142-150]
    3.6. Pisa [pp. 150-159
    3.7. Osservazioni conclusive [pp. 159-160]

4. La politica interna
    4.1. Il Cento [pp. 161-163]
    4.2. Il Duecento [pp. 163-166]
    4.2a. Formazione e caratteri originari del ceto dirigente castellano [pp. 166-172]
    4.2b. La divisione tra guelfi e ghibellini [pp. 172-182]
    4.3. Il Trecento [pp. 182-183]
    4.3a. Magnati e popolani: dalla revanche dei nobili alla riaffermazione del Popolo (1308-1323) [pp. 183-189]
    4.3b. Intermezzo: la guerra e il ritorno di guelfi e ghibellini (1311-1328) [pp. 189-196]
    4.3c. Il regime popolare tra egemonia fiorentina e primato delle fazioni familiari (1324-1365) [pp. 196-207]
    4.3d. Dividersi per soccombere: la lotta di fazione al suo acme (1365-1370) [pp. 207-214]
    4.3e. La dominazione fiorentina: il ceto dirigente castellano tra consenso e rivolta (1370-1402) [pp. 215-231]
    4.4. Osservazioni conclusive [pp. 231-234]

Bibliografia [pp. 235-257]

Indice dei toponimi [pp. 259-264]
Indice degli antroponimi [pp. 265-278]


ABSTRACT

Il castello di San Miniato è stato argomento di molti articoli su rivista e relazioni di convegni per il periodo medievale, ma finora di una sola monografia, pubblicata nel lontano 1967 ed avente come tema principale l'urbanistica. Eppure la sua storia offre molti spunti interessanti.
Il primo insediamento collinare del futuro castello fu avviato nel X secolo da una dinastia di signori feudali, che risiedevano in pianura, nell'allora esistente Borgo di San Genesio. Per due secoli l'insediamento in collina si sviluppò, fino a diventare una munita piazzaforte. Per le sue difese e per la sua posizione – quasi l'esatto centro geografico della Toscana – nella prima metà del XII secolo il castello fu scelto dagli Imperatori come sede della loro amministrazione nell'Italia centrale e punto di raccolta delle loro tasse esatte nella Marca di Toscana e nel Ducato di Spoleto.
Questa attività di centro amministrativo e finanziario imperiale ne favorì la crescita demografica ed economica, stimolando persino delle velleità di dominio territoriale. Cosicché, inizialmente per la benevolenza degli Imperatori, poi con le sue sole forze, San Miniato poté ritagliarsi un dominio, prima assoggettando i castelli vicini nella valle dell'Arno, e poi annettendosene altri posti lungo la valle dell'Elsa, fino a raggiungere nel corso del XIII secolo i confini territoriali di Castelfiorentino e Certaldo. Sempre grazie alla benevolenza degli Imperatori, inoltre, per generazioni i maggiorenti locali trovarono un impiego redditizio come funzionari imperiali, inviati ad amministrare città e castelli dentro e fuori la Toscana. Questo forte legame tra l'Impero e San Miniato cominciò a venir meno alla fine del XII secolo in conseguenza della nuova istituzione del comune, nel quale si riunirono tutte le più importanti famiglie di maggiorenti locali, e nel corso del XIII secolo l'autorità degli Imperatori sul castello decadde progressivamente.
Purtroppo l'assenza di documentazione economica per questi secoli impedisce di studiarne lo sviluppo, ma a partire dal Trecento questa documentazione è disponibile, ed allora San Miniato ci appare come un centro agricolo e manifatturiero di grande importanza in ambito regionale. Le produzioni cerealicola, olearia e vinicola erano commercializzate soprattutto sulle piazze fiorentina e pisana. L'allevamento di bovini, equini, ovini e suini, oltre a dar vita ad un mercato del bestiame di importanza sovraregionale, riforniva l'industria pisana del cuoio e della pelle. La produzione e l'importazione di lana alimentava la manifattura dei panni, così come la coltivazione del lino trovava sbocco nella tessitura di altri panni e teli. Le argille reperibili nel territorio consentivano la cottura di laterizi, che venivano trasportati su chiatte lungo l'Arno per essere impiegati dalla cantieristica pisana; ma soprattutto le argille erano alla base dell'industria del vetro, per l'epoca una produzione di lusso ad alto contenuto tecnologico. Stante un simile quadro produttivo, non stupisce trovare artigiani e mercanti sanminiatesi a Murano, a Bologna, in Sicilia, nel Maghreb, a Cipro persino, oltre che a Firenze, Lucca, Pisa, San Gimignano. Va da sé che questo sviluppo dell'agricoltura, delle manifatture, dei commerci, necessitava di un adeguato supporto finanziario, di modo che il castello era diventato anche una discreta piazza finanziaria, sia pure nel ristretto ambito regionale.
Nelle relazioni con gli altri comuni toscani San Miniato giocò un ruolo di tutto rispetto per tutto il Duecento, scegliendo quasi sempre di stare dalla parte di Firenze e contro Pisa. Da un punto di vista strategico la funzione del castello e del suo dominio era quella di stato cuscinetto a separare i territori delle due città antagoniste. Il Trecento però fu un'epoca travagliata, e le continue guerre nel primo trentennio, unite alla terribile pestilenza del 1348, la cosiddetta Morte Nera, esaurirono le forze del castello, che fu costretto ad accettare le sempre più forti ingerenze fiorentine. Un tentativo di sottrarsi all'abbraccio soffocante di Firenze fu compiuto nel 1368, allorché il nuovo regime arrivato al potere con una congiura – mai studiata prima – decise di assoggettarsi a Pisa. La reazione fiorentina però fu violenta, e dopo un blocco durato ben due anni ed un assedio di qualche mese il castello fu espugnato e conquistato nel 1370. A partire da questa data fece parte del territorio fiorentino, all'interno del quale anzi divenne subito il capoluogo della Provincia del Valdarno Inferiore.


AUTORE

Vieri Mazzoni (Firenze, 1968), laureato in Storia dell’Europa Medievale con Giovanni Cherubini presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1994, dottore di ricerca presso lo stesso istituto con la supervisione di Antonio Ivan Pini e Jean-Claude Maire Viguer nel 2002, assegnista di ricerca con Giuliano Pinto nel quadriennio successivo, si è interessato di storia politica, lotte di fazione, pratiche giudiziarie, storia del territorio e dei centri minori particolarmente nell’ambito geografico della Toscana e cronologico dei secoli XIII e XIV. È stato curatore di Ser Giovanni di Lemmo Armaleoni da Comugnori, Diario (1299-1319), edito  per i tipi di Leo S. Olschki Editore (2008); autore di Accusare e proscrivere il nemico politico. Legislazione antighibellina e persecuzione giudiziaria a Firenze (1347-1378), per i tipi di Pacini Editore (2010), e di vari articoli pubblicati su «Archivio Storico Italiano», «Bullettino dell'Istituto Storico Italiano», «Miscellanea Storica della Valdelsa», «Ricerche Storiche»; coautore con Alessandro Monti de Il libro dell'imposta di Montaccianico (1306). Fiscalità discriminatoria e liste di proscrizione nella Firenze del Trecento, per i tipi di Aska Edizioni (2013).